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Navigare i sistemi complessi: la “teoria di Parisi”

Trovare una bussola nel caos: non lo facciamo solo noi di DuneD con i nostri Data product che portano ordine ed estraggono conoscenza dai tuoi Big data. Le ricerche sulla complessità sono alla radice della fisica moderna e da sempre il centro del lavoro di Giorgio Parisi, lo scienziato italiano premio Nobel per la Fisica 2021. A novembre Parisi ha pubblicato il libro “In un volo di storni” (Rizzoli), che ripercorre le tappe della sua ricerca, dagli studi pionieristici sulle particelle all’interesse per fenomeni come le trasformazioni di stato, i “vetri di spin” e il volo degli storni, fino alle riflessioni sul senso della scienza nella nostra società.
Nella sua carriera scientifica, Giorgio Parisi, oggi docente dell’Università di Roma La Sapienza, ha dato contributi determinanti e ampiamente riconosciuti in diversi campi della fisica: fisica delle particelle, meccanica statistica, fluidodinamica, materia condensata, supercomputer; ha scritto articoli su reti neurali, sistema immunitario e movimento di gruppi di animali. Il Premio Nobel gli è stato riconosciuto per il rivoluzionario contributo alla comprensione dei sistemi fisici complessi e, in particolare, per la scoperta dell’interazione tra disordine e fluttuazioni nei sistemi fisici dalla scala atomica a quella planetaria. Elaborata nel 1979, la “teoria di Parisi” (ma il fisico romano preferisce chiamarla “teoria degli equilibri multipli”) ha avuto e ha una portata rivoluzionaria che investe tutti i campi della ricerca, dalla fisica alla biologia all’intelligenza artificiale e al machine learning. “Tutto ciò che vediamo intorno a noi è un sistema complesso, compresi noi stessi”, afferma Parisi. Dai neuroni nel cervello agli organi del nostro corpo fino alle interazioni tra le persone nelle società e nelle economie, tutto è un sistema a più strati con interazioni e influenze molteplici.

 

 

La rivoluzione dell’AI: le intersezioni tra tecnologia e geopolitica

 

L’intelligenza artificiale ha un potere senza precedenti di innescare trasformazioni nella società, nelle economie e nella nostra vita lavorativa. Ma senza tutele legali, supervisione internazionale e dibattito pubblico l’uso dell’Ai vuol dire “camminare alla cieca in un futuro scritto dagli algoritmi”. È così secondo Ivana Bartoletti, Global Data Privacy officer della multinazionale Wipro, Co-Founder, Women Leading in AI Network e autrice di “An Artificial Revolution, on Power, Politics and AI” (Paperback). Bartoletti (come il fisico Giorgio Parisi) è intervenuta a novembre alla XVI edizione del Festival delle scienze a Roma. Se Parisi si concentra sulle implicazioni per l’economia dei sistemi complessi, l’esperta di privacy Bartoletti si occupa della risposta che la politica e la cultura dovrebbero fornire all’impiego dell’Ai. È necessario che gli algoritmi siano trasparenti e spiegabili e supervisionati dall’uomo o il rischio è di generare discriminazioni. La consapevolezza delle intersezioni tra tecnologia e geopolitica aiuta a dare una forma migliore al futuro della civiltà umana.

 

Galatea 2.2, l’intelligenza artificiale che nasce dalla letteratura

(Raffaello, Il Trionfo di Galatea, 1513, Villa Farnesina)

L’intelligenza artificiale può anche diventare amore e poesia. Così è nel romanzo “Galatea 2.2” di Richard Powers, scrittore premio Pulitzer statunitense, da sempre appassionato di fisica. Edito per la prima volta in Italia nel 2003 da Fanucci e riproposto quest’anno da La Nave di Teseo, la storia si incentra sull’incontro del protagonista, un ricercatore di scienze avanzate, con un neurologo cognitivo impegnato a modellare il cervello umano per mezzo di reti neurali computerizzate. Insieme lavoreranno al progetto di istruire un’intelligenza artificiale attraverso i grandi capolavori della letteratura. Nel romanzo finiscono con l’incontrarsi la fantasia dei libri e quella dei computer, ovvero la poesia dell’uomo e quella della macchina.

 

Il metaverso, alle origini del nuovo Internet prefigurato da Mark Zuckerberg

L’idea alla base di Meta, il nuovo brand di Facebook, si può far risalire a “Neuromante” (“Neuromancer”), romanzo di fantascienza di William Gibson, uscito per la prima volta nel 1984 per Editrice Nord. È la storia di un hacker il cui sistema nervoso è stato danneggiato, rendendogli impossibile il collegamento alla “matrice”, la rete informatica globale. Il protagonista cerca una cura che gli consenta di accedere nuovamente al cyberspazio; di qui una serie di avventure e missioni in cui si incrocia con altri personaggi e molta intelligenza artificiale. Ecco quindi l’idea degli alias delle persone, delle visioni olografiche e delle personalità registrate su supporti informatici.
Neuromante è considerato l’iniziatore del genere cyberpunk, così come “Snow Crash” di Neal Stephenson (1992) è definito fantascienza post-cyberpunk. Anche in questo caso sono tanti gli scenari di fantasia che si sono trasformati in realtà: alla fine del XX secolo l’America è dominata dal supercapitalismo e sulle strade sfrecciano fattorini che consegnano pizze su auto potenti e corrieri che consegnano merci surfando nel traffico, mentre polizia dotata di armi hitech è affiancata da agenti di sicurezza cyborg. Intorno a tutto questo esiste il metaverso, realtà virtuale in 3D condivisa su un Internet mondiale a fibre ottiche, dove ogni persona è rappresentata dal proprio avatar.

 

La scienza ci serve ancora?

In un anno che ha confermato l’ipercomplessità del mondo, tra pandemia, crisi climatica e nuove dimensioni tecnologiche, la scienza è ancora credibile e utile? È la domanda da cui parte Naomi Oreskes nel suo libro “Perché fidarsi della scienza?” (Bollati Boringhieri) per costruire un’appassionata difesa della conoscenza scientifica. Oreskes riconosce che non esiste un metodo scientifico valido per tutto e per sempre nella storia della civiltà umana e che teorie errate sono sempre esistite. Ma il processo sociale, ovvero lo scrutinio rigoroso e plurale di queste teorie da parte di una comunità di pensatori attenti, è ciò che rende la scienza sempre difendibile anche quando non lo sono i singoli scienziati o le singole idee. Oreskes presenta alcuni dei casi in cui gli scienziati sono stati clamorosamente (e gravemente) fuorviati, come la teoria dell’energia limitata, secondo la quale le donne non potevano dedicarsi agli studi e all’istruzione superiore senza indebolire le proprie funzioni riproduttive, o l’eugenetica, che ha stravolto la teoria darwiniana dell’evoluzione. Ma, anche nei momenti di maggior diffusione di queste idee, esisteva una comunità scientifica che non offriva il proprio consenso e metteva in evidenza gli aspetti ideologici e gli interessi nascosti che si celavano dietro a quei risultati. La nostra fiducia può perciò andare tranquillamente alla scienza in quanto modo di procedere necessariamente sottoposto a verifica e scrutinio di una pluralità di pensatori – quello che la Oreskes definisce il suo “carattere sociale”.

 


 

Spunti di riflessione…

  • Sul premio Nobel per la Fisica 2021 Giorgio Parisi il comunicato dell’Ansa e gli articoli del sito dell’Accademia di Svezia e dell’Università di Roma La Sapienza.
  • Il fumettista Leo Ortolani ha pubblicato quest’anno il graphic novel “Blu tramonto” (Feltrinelli Comics in collaborazione con ASI), un viaggio alla scoperta di Marte, pieno di invenzioni esilaranti ma sempre ben documentato, grazie al contributo dell’Agenzia Spaziale Italiana. Qui l’intervista di Sky Tg24.
  • A proposito di viaggi extra-terrestri: uno dei primi autori di fantascienza fu Cyrano de Bergerac con “L’altro mondo. Gli stati e gli imperi della Luna” (L’autre Monde ou Histoire comique des états et empires de la Lune), pubblicato postumo nel 1657. Racconta, in prima persona, i tentativi di Cyrano di arrivare sulla Luna. Il seguito è “L’altro mondo. Gli stati e gli imperi del Sole” (1662).

Podcast interessanti…

  • Practical AI: l’Ai utile, pratica, accessibile a tutti. In questa serie di podcast (uno nuovo ogni lunedì) può valer la pena partire dalla puntata dedicata ai trend del 2021 con il contributo delle analisi dello Stanford Institute for Human-Centered Artificial Intelligence (HAI). Nell’episodio viene discusso anche lo studio “Delphi: Towards Machine Ethics and Norms”, che torna sull’integrazione dei temi etici nel dibattito globale sull’intelligenza artificiale.
  • The AI Podcast: sul blog di Nvidia, l’azienda nota per i processori grafici, un appuntamento ogni due settimane sull’intelligenza artificiale, il deep learning e il machine learning per “spiegare” i misteri di una tecnologia che tocca numerosi ambiti dell’attività umana.
  • Tutti i materiali multimediali del Festival delle Scienze 2021, Roma, Auditorium Parco della Musica e dove è intervenuto, tra gli altri, anche il fisico Parisi.

 

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